Questo testo parte da un presupposto semplice:

il benessere umano rappresenta il valore più importante attorno al quale organizzare una società.

Tutto è importante, ma ci deve essere un ordine e i diritti umani devono essere al primo posto e per tutti, se non sono per tutti non sono diritti, ma privilegi.

“La terra è in grado di soddisfare i bisogni di tutti i suoi abitanti, ma non può soddisfare l’avidità di una sola persona.

Gandhi

 

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Introduzione

 

Questo testo non si propone di esporre nuove rivelazioni. Parte piuttosto dall’osservare che, ciò che conta davvero, è già presente nella natura umana e che, nel corso della storia, molte persone l’hanno compreso e trasmesso per il bene dell’umanità.

Il problema, dunque, non è la mancanza di idee, quanto la difficoltà nel riconoscerle e nel viverle con coerenza.

Da questa prospettiva nasce una convinzione semplice: il benessere umano rappresenta il valore più importante attorno al quale organizzare una società. Per benessere non intendiamo soltanto comfort materiale o soddisfazione immediata dei desideri, ma una condizione più ampia di equilibrio umano: salute, dignità, libertà, sicurezza, relazioni significative e possibilità di esprimere le proprie potenzialità.

Una società orientata a questi principi tende naturalmente a valorizzare pace, cooperazione, giustizia, rispetto reciproco e responsabilità collettiva. Nello stesso tempo tende ad attribuire minore importanza a valori come il potere, la competizione, il profitto, la gloria o forme rigide di identità nazionale e religiosa.

Molti aspetti della cultura contemporanea sembrano però muoversi in una direzione diversa, alimentando spesso individualismo, competizione, separazione e ricerca continua dell’interesse personale. Possiamo intuire che anche per questo motivo, nonostante l’enorme sviluppo tecnico e scientifico raggiunto dall’umanità, continuiamo a convivere con guerre, disuguaglianze, sfruttamento e sofferenze evitabili.

Il problema non è la mancanza di mezzi o di conoscenze. La difficoltà riguarda soprattutto il livello di consapevolezza con cui utilizziamo ciò che possediamo.

Viviamo immersi in una quantità enorme di informazioni, immagini, messaggi e stimoli che rischiano di confonderci più che orientarci. In mezzo a questo rumore diventa facile perdere di vista chi siamo e che cosa vogliamo davvero.

Per questo motivo queste pagine non propongono nuove ideologie o soluzioni miracolose. Propongono piuttosto una riflessione.

Il primo cambiamento necessario non è esterno, ma interiore: un piccolo risveglio, la capacità di osservare con maggiore lucidità noi stessi, la società e la direzione verso cui stiamo andando. Una consapevolezza più attenta che permetta di riconoscere manipolazioni, illusioni e automatismi che spesso guidano il nostro modo di pensare.

Può sembrare che la società sia guidata quasi esclusivamente da minoranze organizzate e da interessi particolari, mentre la maggioranza delle persone vive una condizione di passività, disillusione o senso di impotenza. Ma forse questa è soltanto una parte della realtà.

Più che una divisione netta tra chi domina e chi è dominato, esiste, a ben vedere, una condizione comune fatta di illusioni, abitudini, paure, automatismi e inconsapevolezza. Ed è proprio da questa condizione che può iniziare un autentico cambiamento.

 

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