In copertina: Silvia Leporati
Il cacciatore di mosche.

…mi ha semplicemente riempito di emozione e amore per la vita. Rievoco sempre nel mio vissuto le stupende poesie. Nel finale del libro, anche a me è scappata una lacrimuccia… 

Carmela 
 

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Il cacciatore di mosche

Il prologo descrive l’incontro di due personaggi: Aldo e Giulio.

Aldo trova in Giulio un amico ideale, che si potrebbe dire “inventato” su misura: l’amico che l’autore probabilmente avrebbe desiderato a suo tempo, e di cui ha sofferto la mancanza.

“Il cacciatore di mosche” (il romanzo dentro al romanzo) è invece una metafora della società attuale, portata all’estremo e giocata tra ironia e sarcasmo: Aldo, grazie alla sua abilità nell’acchiappare le mosche (soprattutto le mosche bianche), diventa un mito, al di là di tutto e malgrado tutto.

I due romanzi si intrecciano. Nel primo, Aldo si conosce e sperimenta la vita accompagnato da Giulio, a cui si affianca ben presto Livia, madre di Selina. Livia arriva con Alice, una bambina di quattro anni, figlia di Selina.

Ma chi è Selina?

Selina è un personaggio fondamentale nel romanzo, e per capire chi è veramente non c’è altro modo che leggere la sua storia.

Tuttavia il modo migliore per parlare di un romanzo è lasciare la voce ai lettori. Mettiamo qui alcuni commenti e vi invitiamo a leggere gli altri nella pagina dedicata.

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Una scrittura rapida, semplice, precisa e allo stesso tempo intensa. Questo libro parla davvero di tante cose. C’è un’analisi molto precisa dei sentimenti, dove si cerca di distinguere in modo chiaro la differenza tra innamoramento, passione e amore maturo. Ma non è solo questo: non c’è aspetto della vita che non venga affrontato; il lettore viene stimolato a porsi delle domande e a riflettere su ipotesi che tuttavia lasciano sempre la porta aperta a ulteriori evoluzioni.

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L’idea del romanzo dentro un altro romanzo risulta convincente. Il cacciatore di mosche è una metafora pungente, ma vera, della società, che l’autore spinge volutamente, con sapienza e ironia, a situazioni apparentemente estreme; ma di estremo, a ben vedere, resta solo l’ilarità che riesce a creare. Ottimo il finale, inaspettato ma di grande effetto.

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Intervengo per dire che davvero mi è piaciuto molto, l’ho letto quasi tutto senza interrompermi. Per me i capitoli centrali, Sonia e Federica, sono anche la parte più importante, perché è lì che avviene il cambiamento. Sarà che mi sono riconosciuto, visto che ho una storia che gli assomiglia. Ma credetemi, se non avessi letto questo libro non me ne sarei nemmeno accorto. Non so chi devo ringraziare, ma sento che anche in me qualcosa è cambiato… almeno spero.

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Mi aveva colpito molto già dal titolo, “Il cacciatore di mosche”, e devo dire che non mi ha deluso, anzi, ho trovato molto più di quello che mi aspettavo. Credevo fosse un libro divertente, una fantasia esilarante e grottesca tipo Stefano Benni, tanto per intenderci, e in alcune cose devo dire che ci assomiglia. Ma poi va oltre, si passa dal serio all’ironico con molta sapienza, senza contrasti o contraddizioni. Il finale, dove tutto si riunisce, mi ha colpito davvero profondamente, soprattutto il titolo del capitolo: perfetto per un finale che è indubbiamente anche un inizio. Sarà che mi commuovo facilmente, ma io ho riso e pianto fino alle lacrime.

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