Dalla prefazione di Maria Lia Lotti.
“Una manciata di foglie” è un’opera che si respira, un viaggio intimo attraversando il tempo presente con la grazia di un respiro antico. È un dialogo personale con il lettore, un invito a confrontarsi con le domande fondamentali dell’esistenza, cui l’autore offre un itinerario interiore che ha la forza discreta di una verità vissuta.
Ogni testo è una soglia che si apre su paesaggi dell’anima, dove la parola poetica diventa “atto etico”, gesto umano, offerta di riflessione e condivisione, lasciando al lettore la possibilità di trarre le sue personali conclusioni.
La raccolta si svolge in quattro movimenti, che invitano il lettore in un percorso di consapevolezza. “Se tu fossi qui, e se ci fossi anch’io…” Dove traspira che l’esserci, va oltre la presenza fisica…
Com’è bello il mare:
onde di gabbiani aprono
le ali al vento, galleggiano
nell’aria piena di luce.
E voi, bambini cari,
che poco più in là saltate in aria,
vittime di un destino maldestro?
Ci sarà qualcuno, dall’altra parte,
a cingervi con cura tra le braccia
e a deporvi tra le schiere
vellutate degli angeli?
C’è qualcuno, più in alto,
che tiene nota di tutto?
O siamo soli noi umani,
compagni l’un l’altro
di una tremenda, vuota insensatezza?
Chissà se tutto questo basterà,
se i vostri corpi straziati
basteranno a scuotere
l’aria rafferma dell’indifferenza.
Prima di tutto, umani.
Uno di fronte all’altro,
vorremmo dirci d’un fiato
tutto quello che non sappiamo.
La differenza che c’è
tra noi e il gatto del vicino
che si arrampica sugli alberi.
Aperti e chiusi:
paure congelate
negli umori degli ultimi giorni.
Resto in attesa
che tutto si avveri,
miracoli compresi.
Eccoli, umani come noi,
attraversano il solstizio d’inverno
senza un orizzonte,
col desiderio di affacciarsi
sui colori del cielo.
Sono abbracciati l’uno all’altro
senza corpo,
con l’anima dei bambini
che non conosce distanze
tra nascere e morire.
Avvenga oggi, in questo giorno.
Donaci uno spiraglio
per ricordare i morti ammazzati,
e i morti di freddo e di fame.
Donaci oggi il coraggio
di guardare gli occhi scavati,
le bocche senza labbra.
Dacci oggi, in questo giorno,
un fremito di luce
per vedere come siamo,
l’uno contro l’altro incastrati,
e come potremmo essere.
Donaci oggi uno spiraglio.
Fa un miracolo: risvegliaci.
Prima di tutto, mi arrendo.
Depongo tutte le mie potenti armi:
un vecchio fucile arrugginito,
un tirasassi quasi nuovo,
una pistola ad acqua
con la quale a suo tempo
ho vinto numerose battaglie.
Lascio tutto:
un piccolo cavallo di legno
e dieci soldatini.
Anche le unghie e i denti,
per evitare un ripensamento
all’ultimo istante.